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contraccezione, gravidanza, menopausa

PCOS: dalla diagnosi alla terapia

20 luglio 2017

La Sindrome dell’ovaio micropolicistico (PCOS) è la più comune disfunzione endocrina del sesso femminile e rappresenta la causa più importante di infertilità anovulatoria.
È caratterizzata dalla presenza di almeno due delle seguenti caratteristiche:

  • Anovulazione;
  • iperandrogenismo clinico e/o biochimico;
  • ovaie micropolicistiche all’ecografia.

L’eziologia di questa Sindrome non è ancora del tutto chiarita, in quanto nella patogenesi sono coinvolti fattori genetici, endocrini e metabolici. Per tali motivi la PCOS viene definita una patologia multifattoriale. E’ sempre più chiaro che la PCOS riguarda le varie fasi della vita della donna, che può iniziare durante la vita intrauterina in soggetti geneticamente predisposti si manifesta clinicamente al momento della pubertà, perdura nell’età fertile, ed espone, soprattutto dopo la menopausa, ad un rischio più elevato di sviluppare patologie cardiovascolari, ipertensione, diabete e altre complicanze metaboliche. Inoltre, durante l’età fertile può essere causa di anovularietà oppure, una volta instaurata una gravidanza espone le donne ad una maggiore incidenza di complicanze gestazionali quali aborti spontanei, diabete gestazionale e preeclampsia. Inoltre questa disfunzione predispone ad un rischio aumentato di patologie psichiatriche quali depressione, disturbo bipolare, ansia e disturbi dell’alimentazione.

Tutti questi motivi rendono evidente la necessità di porre una diagnosi precoce della sindrome durante l’adolescenza, in modo da permettere i trattamenti e i controlli idonei a prevenire il rischio di sviluppare le varie patologie ad essa correlate. È un dato ormai ampiamente riconosciuto che l’insulinoresitenza, presente soprattutto nelle donne obese o in soprappeso, ma spesso anche in quelle magre con PCOS, rappresenti la “chiave” di questa complessa patologia. Essa determina iperandrogenismo agendo sinergicamente sulla produzione di LH ipofisarico, ovarico, sulle proteine epatiche, sugli enzimi ovarici e sui fattori di crescita coinvolti nella steroidogenesi.

Il primo e più efficace trattamento della PCOS è sicuramente rappresentato dalle modificazioni dello stile di vita e in particolare della dieta con riduzione di carboidrati semplici con l'effetto di una riduzione dei livelli ematici di insulina basale. L’attività fisica regolare, infatti, riduce significativamente il rapporto vita/fianchi in donne in sovrappeso con PCOS. La perdita del peso corporeo nell’ordine del 5-10% riduce significativamente tutte le manifestazioni cliniche della PCOS: ripristina la regolarità mestruale con ripresa dell'ovulazione e aumenta la percentuale delle gravidanze, riduce i livelli di insulina e degli androgeni. Inoltre, le modificazioni del tipo di dieta, caratterizzate da un elevato rapporto proteine/carboidrati, si sono rivelate ugualmente efficaci nel determinare un notevole miglioramento nel quadro endocrino della PCOS.

Qualora da solo il cambiamento dello stile di vita non fosse sufficiente i farmaci a disposizione per migliorare la sintomatologia in queste pazienti si passa all'utilizzo di specifici farmaci. Tra i più utilizzati i contraccettivi estroprogestinici che si sono rivelati molto utili in quanto una pillola con il progestinico antiandrogenico riduce l’entità di acne e irsutismo, regolarizza i cicli mestruali e migliora la densità ossea. Una valida alternativa è rappresentata dagli antiandrogeni sia steroidei che non steroidei: il loro meccanismo di azione si esplica nella riduzione della produzione di androgeni, nella riduzione della quota di androgeni liberi circolanti e nella limitazione dell’attività dell'enzima 5 alfa reduttasi a livello del follicolo pilifero.

Ormai da molti anni sono in uso anche farmaci insulino-sensibilizzanti, come la metformina, nelle donne con PCOS anche se tutt'ora risultano off-label; tali farmaci si sono dimostrati efficaci non solo sull’insulino-resistenza e sulla riduzione di peso, ma anche sulle irregolarità mestruali, sui cicli anovulatori, sui segni dell’iperandrogenismo e sulle complicanze gestazionali. Tale terapia può rappresentare in molti casi il trattamento di prima scelta nelle donne con PCOS a partire dall’adolescenza in quanto permette di curarne precocemente le manifestazioni cliniche e di prevenire efficacemente l’insorgenza nell’età adulta di tutte le complicanze ad essa correlate.

Tutti questi farmaci possono essere utilizzati da soli o in associazione tra loro a seconda delle necessità della paziente; in alternativa ci sono numerosi integratori che contengono l'inositolo, con azione simile alla metformina in associazione a sostanze antinfiammatorie, o con monacolina K o acido lipoico.

Questi prodotti hanno il vantaggio di non essere farmaci, ed il merito di svolgere un'azione sinergica sui principali elementi fisiopatologici della sindrome. La scelta di un'associazione rispetto ad un'altra dipende dal fenotipo della donna e dall'obiettivo che si vuole raggiungere.

Vincenzo De Leo, Valentina Cappelli

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