Questo sito utilizza cookie per inviarti informazioni sulla nostra azienda in linea con i tuoi interessi/le tue preferenze. Se vuoi saperne di più sui cookie clicca qui.

OGGI PARLIAMO DI

contraccezione, gravidanza, menopausa

La menopausa: da un problema ad un’opportunità per la salute della donna

25 maggio 2017

La perimenopausa rappresenta per una donna una fase di transizione dalla vita fertile a quella non fertile in cui c’è una graduale riduzione della funzionalità ovarica con un graduale arresto della produzione di estrogeni. Durante il suddetto periodo le donne vanno incontro a cicli irregolari ovulatori o anovulatori senza una sistematica progressione da uno all’altro.

Questo periodo è il più vulnerabile nella vita di una donna in quanto la carenza ormonale induce modificazioni a livello neuroendocrino che costituiscono la base fisiopatologica dei disturbi neurovegetativi. Una vera e propria turbolenza neurotrasmettittoriale con fasi alterne tra benessere e malessere misconosciuto.

Il quadro sintomatologico comprende una serie di disturbi dei quali fanno parte le vampate di calore con accessi di sudorazione soprattutto notturna, palpitazioni, alterazioni del ritmo sonno-veglia, irritabilità, ansia e alterazioni del tono dell’umore, secchezza vaginale dovuta ad un processo di atrofia progressiva con assottigliamento delle grandi e piccole labbra, riduzione della vascolarizzazione e delle fibre elastiche e calo del desiderio sessuale; successivamente il processo di atrofia interessa anche l’epidermide con assottigliamento della cute, pallida e facilmente suscettibile alle infezioni batteriche e virali. Una condizione simile si verifica a livello vaginale con una mucosa che riducendosi di spessore, diventa atrofica, con riduzione della vascolarizzazione e conseguente dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali) (Tabella).

 

Sintomi a breve termine

  • Irregolarità mestruali
  • Vampate di calore
  • Sudorazioni (anche notturne)‏
  • Insonnia
  • Ansia
  • Depressione
  • Astenia
  • Irritabilità

 

Sintomi a medio termine

  • Disturbi urogenitali
    • Secchezza vaginale
    • Dispareunia
    • Incontinenza urinaria
  • Atrofia cutanea e delle mucose
    • Ipoelasticità cutanea (aumento rughe)‏
    • Atrofia della mucosa orale
    • Sintomi oculari
  • Obesità

 

Sintomi a lungo termine

  • Osteoporosi
  • Disturbi cardiovascolari
  • Aterosclerosi
  • Demenza di Alzheimer

 

Rappresentazione schematica dei principali sintomi a breve, medio e lungo termine nella donna in menopausa

 

Tra le complicanze più importanti a lungo termine va evidenziata la perdita di calcio e quindi riduzione della massa ossea con conseguente osteopenia e osteoporosi di vario grado e disfunzioni e atrofia del tratto genito-urinario. Con il passare degli anni la carenza estrogenica accelera infatti il processo di demineralizzazione delle ossa in quanto senza estrogeni viene ridotto l’assorbimento di calcio a livello intestinale e viene meno il processo di mineralizzazione a livello dell’osso.

I sintomi che risultano più frequenti nella menopausa, anche in relazione alle varie popolazioni prese in esame, sono le vampate, la sudorazione notturna, l’insonnia e le alterazioni dell’umore.

Il sintomo per il quale più frequentemente le donne in post-menopausa si recano dal medico per avere un aiuto è rappresentato dalla comparsa delle vampate di calore. Tale sintomo è presente in oltre l'80% delle donne che vanno in menopausa fisiologica mentre colpisce più del 90% delle donne sottoposte ad asportazione chirurgica delle ovaie. I sintomi climaterici non devono essere considerati solamente come disturbi correlati a un deterioramento della qualità della vita, bensì anche come fattore di rischio per lo sviluppo di patologie cardiovascolari e alterazioni dei neurotrasmettitori cerebrali con maggior rischio di Alzheimer e osteoporosi.

La terapia ormonale sostitutiva costituisce il trattamento di elezione per contrastare alla base lo sviluppo dei sintomi vasomotori e delle vere e proprie patologie. C’è un però, ovvero che le donne ed i medici hanno paura degli ormoni anche se in maniera ingiustificata dal momento che la correlazione terapia ormonale/ rischio di tumori non è ancora completamente dimostrata. In ogni caso il risultato è che in Italia solo l’8% delle donne in menopausa assume ormoni e pertanto la maggior parte di queste si rivolge o chiede al proprio ginecologo terapie alternative cosiddette “naturali”.

Negli ultimi tempi il mercato farmaceutico si è arricchito di numerosi prodotti conosciuti come integratori alimentari a base principalmente di fitoestrogeni, o estrogeni vegetali, derivati dalla soia a cui sono associate vitamine e altre sostanze vegetali che li hanno resi molto apprezzati da parte delle donne sia nel lenire i disturbi del periodo perimenopausale e menopausale conclamato. E’ compito dello specialista ginecologo individuare i prodotti giusti da consigliare alle donne sulla base delle quantità e delle qualità delle sostanze presenti.

I fitoestrogeni sono composti presenti in molti vegetali (circa 300 piante) con un’azione molto simile agli estrogeni dei mammiferi. Questi prodotti svolgono una blanda ed equilibrata azione estrogenica dovuta ai principi attivi in essi contenuti; più precisamente, grazie alla loro particolare struttura chimica, sono in grado di legarsi ai recettori degli estrogeni ed espletare, così, attività biologiche di tipo estrogenico od antiestrogenico. La diversificazione di questo effetto dipende dalla loro concentrazione, da quella degli estrogeni prodotti dall'organismo e da alcune caratteristiche individuali (concentrazione tissutale di recettori ed enzimi coinvolti nel metabolismo di questi ormoni). La soia, i suoi derivati (farina, latte di soia, tofu) ed il trifoglio rosso, rappresentano le principali fonti commerciali di fitoestrogeni.

In particolare, rispetto agli altri fitoestrogeni, gli isoflavoni di soia sono dotati di attività estrogenica più elevata.

Oltre al significato biologico, sono ormai ben conosciuti anche i campi di applicazione dei fitoestrogeni; queste sostanze hanno una nota attività antiossidante, nonché estrogenica (riducono sia i disturbi dovuti a carenza di estrogeni, sia quelli imputabili ad un loro eccesso).

Recenti studi hanno dimostrato la progressiva riduzione delle vampate e delle sudorazioni in seguito a trattamento con fitoestrogeni. Per esercitare una protezione nei confronti delle vampate di calore dovrebbero essere utilizzate dosi di 45-90 mg di isoflavoni della soia, che significano circa 2-3 pasti a base di soia al giorno.

E’ ormai assodato che gli isoflavoni di soia non stimolano la crescita endometriale e pertanto non aumentano il rischio di tumore dell’endometrio o dell’utero. E’ stato inoltre dimostrato che la somministrazione continua di fitoestrogeni derivati dagli isoflavoni di soia svolge un’azione di protezione nei confronti delle malattie cardiovascolari e nei confronti dell’osteoporosi post-menopausale; hanno inoltre un’azione protettiva nei confronti dei vasi sanguigni e delle malattie del cuore. Con un’assunzione costante e duratura sono in grado infatti di ridurre trigliceridi e le lipoproteine a bassa densità (LDL o colesterolo cattivo) e di innalzare i livelli di quelle ad alta densità (HDL o colesterolo buono).

Gli integratori a base di isoflavoni di soia reperibili in commercio non sono tutti uguali. Insieme a prodotti di elevata qualità, si possono trovare prodotti non regolamentati e/o di basso livello tecnologico; alcuni prodotti commercializzati parlano di generici estratti di soia o di isoflavoni senza specificare che tipo di isoflavoni contengono.

Sulla scia della terapia orale sono state commercializzate alcune formulazioni topiche a base di isoflavoni di soia con l’obiettivo di trattare e prevenire la sintomatologia vulvo-vaginale in postmenopausa. La disponibilità di preparati contenenti una adeguata dose di isoflavoni della soia si è dimostrata efficace non solo nel curare, attraverso una somministrazione più continua, i sintomi vulvo-vaginali ma anche nel prevenirne la comparsa con somministrazioni periodiche, a cicli alternati di 3 mesi, che riscuotono un miglior gradimento da parte della donna.

Negli anni sono state studiate numerose associazioni tra fitoestrogeni ed altri micronutrienti al fine di sinergizzare l’effetto sui vari disturbi menopausali, ma fra queste meritano particolare menzione alcune sostanze quali magnolia, lattobacilli, vitamina D, ma anche calcio che vanno ad agire proprio sui disturbi che le donne lamentano più frequentemente.

Sostanze quali vitamina D e calcio sono molto conosciute per le loro attività sull’osso e quindi nella prevenzione di osteopenia e poi, nel tempo, osteoporosi e sono oramai appurate le loro capacità benefiche.

Un sintomo che spesso si associa alle vampate in un gran numero di donne è uno stato d’ansia mal sopportabile, che spesso induce in esse un profondo stato di prostrazione psicologica; questa condizione è spesso correlata anche ad un senso di stanchezza e astenia continui, con un peggioramento della qualità del riposo ed una diminuzione delle ore effettive di sonno.

Per quanto riguarda questo sintomo importante sono ben conosciute le spiccate proprietà anti-ansiogene dell’estratto di magnolia. L’estratto di magnolia svolge attività tranquillanti e rasserenanti senza però provocare sonnolenza nelle ore diurne, è inoltre privo di quegli effetti collaterali che caratterizzano gli ansiolitici da prescrizione. Questa sostanza è in grado di avere effetti benefici sulle alterazioni del ritmo sonno-veglia, tramite azioni calmante, miorilassante e riequilibrante.

Poiché la post-menopausa è una condizione in cui l’aumento di peso rappresenta una condizione clinica che interessa molte donne e nella maggior parte dei casi è legato ad ansia, questo meccanismo si trasforma in un maggior senso di fame con predilezione per i carboidrati e gli zuccheri semplici che porta ad una sorta di circolo vizioso.

Per tutti questi componenti non sono stati riportati effetti collaterali rilevanti e da parte delle donne c’è un’ottima compliance principalmente dovuta al fatto che sanno di assumere prodotti naturali che non interferiscono in maniera negativa con il proprio apparato genitale e con il rischio di sviluppare un cancro mammario. I fitoestrogeni si sono inoltre dimostrati in grado di esercitare una spiccata attività antiossidante, antinfiammatoria e antipertensiva. Pertanto rappresentano una valida alternativa alla terapia ormonale sostitutiva nella donna in menopausa.

Vincenzo De Leo, Valentina Cappelli

Condividi l'articolo