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Il ruolo dell'inositolo in età fertile

08 marzo 2017

 

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un aumentato interesse per l’inositolo, sostanza naturale del gruppo della vit.B in relazione al suo ruolo in importanti processi di proliferazione, differenziamento e attivazione di apoptosi (morte) cellulare e sopravvivenza. In particolare è interessante il suo coinvolgimento nella trasduzione del segnale dell’insulina, nel metabolismo lipidico, nella modulazione dell’attività serotoninergica e nel miglioramento della qualità ovocitaria. Sulla base di queste nuove conoscenze, è diventato routinario l’impiego dell’inositolo, sia come prevenzione che in associazione a terapie farmacologiche nell’ambito di specifiche patologie quali la sindrome dell’ovaio microcistico(PCOS), l’infertilità e il diabete .

Ma cos’è l’inositolo? E’ un polialcol del cicloesano appartenente alla famiglia dei carboidrati; l’inositolo esiste in nove possibili configurazioni di cui la più comune , presente nel mondo vegetale e tra gli organismi viventi, è il Myo-Inositolo che a livello cellulare si trasforma in D-Chiro-Inositolo grazie all’azione enzimatica dell’epimerasi ed è rilevante come queste due forme abbiano importanti differenze dal punto di vista funzionale e biologico.

L’inositolo è largamente diffuso tra gli alimenti: ne sono ricchi fagioli verdi, asparagi, piselli, mele, pomodori, lievito, uva, pere, ciliegie; nei tessuti animali invece è largamente presente nel cervello e nei muscoli.

Myo-Inositolo e D-chiro-Inositolo in ambito ginecologico trovano un ampio impiego nel trattamento della PCOS in quanto hanno entrambi in vivo un’azione insulino-simile; la somministrazione di inositolo in queste donne porta infatti ad un miglioramento dei parametri relativi a insulina e glicemia basali  e ne migliora la risposta alla curva da carico di glucosio.

Anche nei protocolli di induzione dell’ovulazione per cicli di fecondazione assistita, la somministrazione di myo-inositolo e acido folico, ha determinato un miglioramento della crescita follicolare, della qualità ovocitaria ed ha aumentato il  numero di ovociti recuperati. Inoltre, studi clinici, hanno messo in evidenza una riduzione del rischio di iperstimolazione ovarica incontrollata durante le tecniche di procreazione medicalmente assistita. La somministrazione di inositolo è inoltre in grado di ripristinare l’ovulazione spontanea e conseguentemente anche le possibilità di concepimento.

E’ stato anche dimostrato il ruolo dell’inositolo nel migliorare i disturbi dermatologici correlati alla PCOS, attraverso un calo degli androgeni circolanti e del profilo  dismetabolico che portava ad una riduzione significativa dell’irsutismo e delle manifestazioni cutanee correlate.

Alla luce degli incoraggianti risultati mostrati da questa sostanza naturale nell’approccio alla donna con micropolicistosi ovarica, l’interesse dei ricercatori si è focalizzato anche sulle possibili associazioni tra inositolo ed altre sostanze naturali al fine di incrementare l’effetto terapeutico. Tra queste sostanze riveste un ruolo di rilievo la monacolina K, una statina di origine vegetale derivata del riso rosso fermentato, che mostra importanti effetti nella riduzione del colesterolo; si presume che questa sostanza, che agisce come le statine farmacologiche ,abbia il loro stesso meccanismo di azione sul metabolismo lipidico.

Le donne affette da PCOS presentano un aumentato rischio di incorrere in malattie cardiovascolari a causa della dislipidemia e per la presenzadi  insulino-resistenza; il razionale di utilizzo di questa associazione gioca un ruolo chiave sulla base di una  riduzione del colesterolo da cui origina la sintesi degli steroidi tra cui gli androgeni che causano l’iperandrogenismo sierico e ripristinando l’ovulazione in queste pazienti.

Nel corso della vita fertile delle donne, molte di loro possono manifestare alcune disfunzioni ormonali  che portano ad una diminuzione del benessere e della salute riproduttiva.

 Negli ultimi anni sono state studiate sempre più l’azione  di sostanze naturali o fitoterapiche al fine di aiutare il ripristino della salute riproduttiva; l’intento è sempre più quello di rimuovere o sostituire i farmaci con molecole naturali in grado di mimarne gli effetti senza ripercussioni negative e meglio tollerate e accettate da parte della popolazione femminile.

La famiglia degli inositoli si sta dimostrando molto interessante sia in termini terapeutici che di prevenzione e costituiscono una valida alternativa ai farmaci per tutte quelle donne che preferiscono assumere prodotti naturali. 

Vincenzo De Leo, Valentina Cappelli

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